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DiDott. Sebastiano Iannacchione

Le ricette, queste sconosciute…

Nel giro di pochi anni l’aspetto burocratico delle prescrizioni si è notevolmente complicato.

L’introduzione della ricetta dematerializzata, l’estensione della distribuzione per conto asl, l’introduzione di piani terapeutici normali e on-line, ha complicato non poco la situazione.

C’è poi un altro problema, se mediamente i medici di base sono piuttosto aggiornati nellanormativa vigente, non è purtroppo sempre così per gli specialisti, che, forse giustamente, sono più attenti alla gestione sanitaria del paziente.

Il problema è che questo, unito ad una scarsa informazione fornita ai pazienti si risolve in un caos che a volte finisce con lasciare i pazienti senza copertura farmacologica a meno di non pagare i farmaci di tasca propria.

Allora abbiamo deciso di provare a mettere un po’ di chiarezza ed aiutare a districarvi in questo campo piuttosto complesso.

Partiamo dalle definizioni: la ricetta è il documento che consente al farmacista la dispensazione al paziente della maggior parte dei farmaci in commercio. La ricetta è ovviamente indispensabile, soprattutto per tutelare il paziente, la sua presenza presuppone infatti la valutazione del medico e l’opportunità di ricorrere al farmaco.

Ricette SSN e ricette normali

Possiamo dividere le ricette in due grandi gruppi: ricette del servizio sanitario nazionale ericette normali.

Quest’ultime siamo stati abituati a chiamarle “ricette bianche”, anche se ora in realtà con l’introduzione delle ricette dematerializzate anche quelle della mutua sono stampate su carta semplice (bianca quindi).

Per quanto riguarda queste ricette comunque la gestione è abbastanza semplice. Si possono distinguere in:

–                    Ricette ripetibili: vengono riconsegnate al paziente dopo che il farmacista ha apposto timbro data e prezzo praticato all’atto della dispensazione del farmaco. La validità è di 6 mesi o 10 dispensazioni (salvo farmaci più particolari come gli ansiolitici la cui ricetta vale 30 giorni o 3 dispensazioni) esclusa la data di prescrizione.

–                    Ricette non ripetibili: vengono ritirate dal farmacista all’atto della dispensazione del farmaco e hanno la durata di 30 giorni esclusa la data di prescrizione.

La difficoltà principale di queste ricette, per il paziente almeno, sta nel capire se si tratta di farmaci con ricetta ripetibile o meno. Ovviamente è solo l’esperienza che può aiutarvi in queste cose, oppure ovviamente potrete chiederlo ad un farmacista.

Le ricette SSN

La ricetta del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) invece è quella che permette la dispensazione dei farmaci a carico del servizio sanitario stesso. La caratteristica fondamentale di queste ricette è che possono esser prescritte solo da medici ospedalieri o convenzionati con il servizio sanitario (i cosiddetti medici della mutua)

Ci sono diversi tipi di ricetta, ma le più comuni sono due:

–                    la classica ricetta rossa: prescritta sul ricettario regionale in carta filigranata. Ha una durata di 30 giorni, conteggiati a partire dal giorno successivo a quello di prescrizione, e può essere utilizzata solo nella regione di appartenenza del medico prescrittore, indicata sulla ricetta stessa.

Questa ricetta è stata in larga misura soppiantata dalla dematerializzata, resta ancora utilizzabile in casi di necessità da parte del medico o nella prescrizione di determinati tipi farmaci (ad esempio farmaci in distribuzione per conto Asl o farmaci per la terapia del dolore).

–                    la ricetta dematerializzata: ha sostituito la ricetta rossa in quasi tutte le prescrizioni e viene redatta su un normale foglio di carta in formato A5.

Viene generata da un sistema informatico in modo tale da rendere tracciabile immediatamente tutto il suo percorso. Il sistema genera un promemoria cartaceo che può esser spedito su tutto il territorio nazionale, grande vantaggio questo rispetto alla classica ricetta rossa, sempre però entro 30 giorni (data di prescrizione esclusa).

Attenzioni a questi 30 giorni perché non equivalgono ad un mese. La ricetta dematerializzata è uno strumento estremamente fiscale e spesso mi capitano pazienti con una ricetta ad esempio datata 15 Maggio che vengono il 15 giugno convinti di poterla ancora utilizzare, ma i 31 giorni del mese di Maggio fissano la scadenza della ricetta al 14 Giugno!

Oltre a permettere un risparmio di costi di gestione (la carta su cui vengono stampate le ricette rosse è infatti filigranata, quindi ha un costo decisamente superiore), queste ricette permettono al paziente di pagare solo una piccola parte del costo del farmaco ma per poter dire quanto dobbiamo considerare prima un fattore: se il farmaco prescritto ha già il generico in commercio, oppure no.

Ticket e differenza con il generico

Nel primo caso il SSN rimborsa un importo concordato per ogni specialità, importo che generalmente coincide col costo del generico che quindi può esser preso senza pagare altro. Nel caso in cui il paziente decidesse di acquistare il farmaco originale resta a suo carico la differenza di prezzo tra il costo del farmaco originale e il prezzo riconosciuto dal SSN.

Ne consegue quindi che ogni prodotto con generico paga una cifra diversa.

In questi casi eventuali esenzioni del paziente, fossero anche totali, non implicano una diminuzione del prezzo da corrispondere (salvo esenzioni particolari come quelle per invalidi di guerra o comunità terremotate)

Per i farmaci senza generico invece tornano in campo le esenzioni. Possiamo quindi distinguere 3 tipi di ricetta in base alle esenzioni: non esentiesenti parziali ed esenti totali.

Le prime pagano ticket di due importi: 2,5€ a confezione se il farmaco costa meno di 5€, 4€ a confezione invece per i farmaci il cui costo supera i 5€.

Le ricette con esenzione parziale pagano rispettivamente 1€ e 2€, sempre a seconda del costo delfarmaco. Queste esenzioni oltre a permettere il pagamento di un ticket ridotto offrono un altro vantaggio: permettono la prescrizione di 6 scatole dello stesso farmaco per ricetta, contro le due confezioni per messe negli altri casi.
Le ricette con esenzione totale invece non pagano ticket.

Attenzione, la gestione dei ticket è regionale, quindi gli importi di cui sopra valgono per la regione Lazio. In altre regioni le cose possono esser diverse.

La distribuzione per conto ASL

Una menzione a parte vorrei farla per i farmaci in distribuzione per conto ASL. Si tratta di una serie di farmaci un po’ particolari ed in genere di costo abbastanza elevato, per i quali è stato deciso una sistema di distribuzione più articolato. Questi devono esser prescritti su una ricetta rossa classica.

Quando la ricetta viene portata in farmacia il farmacista provvede ad ordinare alla asl il prodotto richiesto utilizzando i codici della ricetta. Il prodotto infatti di base non può esser presente in farmacia, ed arriva in mezza giornata con una confezione con stampigliata la dicitura “confezione ospedaliera”.

Prima accortezza riguarda la tipologia di farmaci prescritti su quella ricetta: non si possono prescrivere farmaci in DPC e farmaci non in DPC sulla stessa ricetta, o meglio una ricetta così compilata obbliga alla scelta tra uno dei due farmaci e il ritorno dal medico per avere la prescrizione dell’altro prodotto.

Il problema ovviamente nasce dal fatto che di base un paziente non sa il farmaco che gli è stato prescritto è in distribuzione normale o per conto asl.

Il piano terapeutico

Altra problematica relativa a queste ricette nasce quando il farmaco previsto necessita di un piano terapeutico. Per piano terapeutico si intende un documento redatto dallo specialista, che certifica che il paziente deve utilizzare un determinato farmaco per un determinato periodo e secondo un determinato schema posologico (il numero di somministrazioni giornaliere).

Attenzione però perché alcuni di questi piani terapeutici hanno vincoli temporali stringenti: in alcuni casi il paziente ha a disposizione una o più scatole per 30 giorni di tempo, e se nell’arco di questi 30 giorni il paziente non la prenota con una ricetta e provvede a ritirarla, la confezione non sarà più recuperabile, creando un problema dal punto di vista dell’aderenza terapeutica.

Il mio consiglio è quello di fare due chiacchiere con il vostro farmacista di fiducia per chiarirsi un po’ le idee perché spesso ho notato nei pazienti, viene consegnato loro un calendario con gli intervalli senza dal loro altre indicazioni, e questa totale mancanza di informazione rischia di generare problemi più complessi da risolvere.

Con questo ho cercato di mettere un po’ di chiarezza nel mare magnum della normativa delle ricette. Ci sono però tutta una serie di casi particolari, o di ricette più complesse che non avrebbe senso trattare in questa sede.

Vi ricordo, inoltre, che online è possibile acquistare solamente farmaci senza obbligo di prescizione, SOP ed OTC, presso farmacie online autorizzate dal Ministero della Salute come la nostra. Diffidate da qualsiasi sito online che offra farmaci con ricetta, la pratica è assolutamente illegale.

Dott. Sebastiano Iannacchione

DiDott. Sebastiano Iannacchione

Colesterolo alto: quando e come intervenire.

Alti livelli di colesterolo sono ormai una problematica molto diffusa, facciamo allora un pò di chiarezza su cosa sia il colesterolo…

Alti livelli di colesterolo sono una di quelle problematiche con cui, nella società di oggi, spesso dobbiamo confrontarci, e che è assolutamente necessario contrastare per evitare malattie come ictus ed infarti.

Cerchiamo prima di tutto di fare chiarezza su cosa sia il colesterolo.

Si tratta di una delle sostanze prodotta del fegato, presente in tutte le cellule, dove riveste un ruolo fisiologico importante. E’ infatti il punto di partenza per la sintesi di molti ormoni, come pure della produzione di vitamina D, ed inoltre è un costituente di membrane cellulari e alcuni tessuti.

E’ quindi importante sottolineare che il colesterolo è fondamentale per l’organismo, ma certo non deve eccedere determinati valori.

Il valore normale di colesterolo totale nel sangue, quindi la somma di HDL ed LDL, dovrebbe essere inferiore a 200mg/dl, sopra questo valore il rischio cardiovascolare aumenta sensibilmente.

Ma cosa sono HDL e LDL?

Il colesterolo è ovviamente insolubile nel sangue, e quindi viene trasportato legandosi a due lipoproteine specifiche: le LDL e le HDL (Low e High Density Lipoprotein). Le prime, il cui valore ematico nella quotidianità viene chiamato colesterolo cattivo, distribuiscono il colesterolo a tutti gli organismi, le seconde invece, il cosiddetto colesterolo buono, rimuovono il colesterolo in eccesso riportandolo al fegato.

Il problema dell’eccesso di colesterolo nasce dal fatto che le LDL, quando superano una certa soglia, tendono a depositarsi sulle pareti interne delle arterie determinando aterosclerosi, ovvero l’irrigidimento e il restringimento dei vasi.

Il colesterolo alto

L’ipercolesterolemia, è legata nella maggior parte dei casi ad abitudini alimentari e stile di vita sbagliati. Quindi ancora una volta ci tocca ribadire che la prevenzione dobbiamo farla facendo attenzione a cosa mangiamo e come viviamo, cercando sempre di introdurre un minimo di attività fisica per non rendere troppo sedentaria la nostra vita. Per quanto riguarda l’aspetto alimentare bisognerebbe limitare i grassi, e cercare anche di sostituire quelli saturi (burro, formaggio, insaccati) con quelli insaturi (con pesce ed olio d’oliva ad esempio). Sono da ridurre anche l’assunzione di dolci, alcool ed fumo. Attenzione: limitare il consumo non vuol dire demonizzare i grassi, anche questi hanno la loro importanza, come abbiamo visto per il colesterolo, e non possono mancare in una dieta bilanciata. Si più concludere che i nutrienti vanno assunti tutti, ma sempre nelle giuste quantità.

L’uso di farmaci e integratori nel trattamento del colesterolo

Non sempre però è sufficiente controllare l’alimentazione per abbassare il colesterolo, soprattutto quando i valori sono abbondantemente sopra la norma, anche perché ci sono delle condizioni di ipercolesterolemia non legate ad un fattore alimentare.

In questi casi bisogna quindi intervenire in altro modo. Ovviamente quando il livello, e conseguentemente il rischio, è troppo alto bisogna ricorrere al medico che se lo riterrà necessario prescriverà un’opportuna terapia farmacologica. Solo una piccola nota riguardo la classe di farmaci più utilizzata nel trattamento delle ipercolesterolemie. Uno degli effetti collaterali caratteristici di questi farmaci è l’insorgenza di crampi, generalmente dopo qualche tempo dall’inzio del trattamento.

Questo problema pare esser legato alla diminuzione della concentrazione plasmatica di coenzima Q10, quindi associare l’assunzione di questa sostanza al trattamento delle statine può aiutare a prevenire o a far recedere questi effetti collaterali.

Quando il livello di colesterolo non è però particolarmente alto si può intervenire anche in maniera più blanda utilizzando degli integratori. Se da una parte recenti studi hanno evidenziato che l’Omega 3 non ha effetti sulla riduzione dei livelli di colesterolo (che resta invece efficace nel controllo dei trigliceridi), resta ancora piuttosto utilizzata la Monacolina K, una fitostatina contenuta nel riso rosso fermentato. Anche l’EFSA (autorità europea per la sicurezza alimentare) ha sancito che l’assunzione di 10mg al giorno di questa sostanza, sempre possibilmente in associazione con Coenzima Q10 mi sento di aggiungere proprio per quanto detto prima, ha una buona efficacia nel mantenere normali i livelli di colesterolo.

Dott. Sebastiano Iannacchione